Rifiuti, le emergenze che verranno
Oggi la Campania, con i suoi milioni di sacchi della spazzatura che in alcune zone hanno raggiunto il secondo piano delle case. E domani? Quante altre città e regioni italiane rischiano, di qui a qualche mese o, comunque, a pochi anni di trovarsi in situazioni drammaticamente analoghe? Ci sono intere regioni che sono in sicurezza, ma se non si predispongono programmi e non s’intraprendono iniziative concrete Roma e molte altre grandi città, comprese
Milano, Firenze e Genova, rischiano nell’arco dei prossimi 2-3 anni di andare in grande sofferenza fino a rischiare il collasso com’è avvenuto a Napoli.
Scenari preoccupanti, quelli che si stanno delineando per il prossimo futuro, che sono stati illustrati da Federambiente nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato, oltre al presidente della Federazione, Daniele Fortini, i presidenti delle imprese d’igiene ambientale di alcune grandi e medie città italiane, da Giovanni Hermanin (AMA Roma) a Marco Maria Samoggia (Quadrifoglio Firenze), da Bruno Torresin (TRM Torino) a Giuseppe Savino (AMIU Bari), da Filippo Brandolini (Hera Ravenna) a Giuseppe Mulazzi (ASTEM Lodi).
“La produzione annua di rifiuti urbani in Italia ha raggiunto i 31,6 milioni di tonnellate – spiega il presidente di Federambiente –. Se non s’interviene con strumenti adeguati, in primo luogo sugli imballaggi, avremo ogni anno dalle 300.000 alle 500.000 tonnellate di rifiuti in più. Vale a dire che da qui a tre anni potremmo raggiungere i 33 milioni di tonnellate”. Ammesso di raggiungere l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata entro il 2012, resterebbero pur sempre dai 10 ai 12 milioni di tonnellate da smaltire anche laddove con il nuovo Codice ambientale si procurasse una deassimilazione significativa e comunque preoccupante.
Per chiudere virtuosamente il ciclo dei rifiuti urbani occorrono impianti industriali di capacità adeguata che, insieme a livelli sempre più elevati di raccolta differenziata e recupero dei materiali riusabili e riciclabili, consentano di ridurre al minimo possibile il ricorso alla discarica, come avviene in quasi tutti i paesi europei e come, peraltro, impongono le normative
comunitarie.
Città come Roma, Firenze e Genova, Torino e Milano hanno bisogno di potenziare i loro sistemi industriali per raggiungere nell’arco d’un triennio almeno il 50% di raccolta differenziata, per il riciclo di materia, per il recupero d’energia e la minimizzazione dell’uso dei suoli per le discariche.
Via | Federambiente
