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WWF: l’aumento delle accise sui carburanti in finanziaria è un gesto timido ma nella giusta direzione

Le accise Italiane sui carburanti sono tra le più basse in Europa.

I ritocchi previsti in finanziaria sulle accise del diesel e l’eventuale introduzione da parte delle regioni di un’imposta regionale sulla benzina (art 7 ed art 73), sono provvedimenti di piccolo impatto che si muovono nella direzione giusta.

L’articolo 73 in particolare introduce la possibilità per le regioni di prevedere un leggero aggravio sul costo della benzina. L’incremento è irrisorio, 0,0258 €/l, e scatta unicamente in relazione al mancato rispetto del patto di stabilità e non già al perseguimento di politiche energetico-ambientali locali come dovrebbe essere. Il principio di “chi inquina paga” stenta ancora a farsi largo nel nostro paese. Il WWF auspica che il gettito a disposizione delle regioni venga integralmente destinato a programmi di riduzione del traffico locale per aiutare le regioni al rispetto di obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti.

Per quanto possa sembrare strano, i prezzi della benzina e del diesel in Italia sono tra i più bassi nei paesi dell’Unione europea e la differenza è dovuta dal basso prelievo fiscale sui combustibili.

Negli ultimi anni infatti, mentre in importanti realtà dell’Unione le politiche fiscali sui trasporti hanno progressivamente incrementato i prezzi di benzina e diesel, per disincentivare l’uso dell’auto privata e contestualmente raccogliere risorse per finanziare programmi di mobilità sostenibile, in Italia non è mai avvenuta una riforma della fiscalità energetica.

Le diverse leggi finanziarie hanno sempre perseguito obiettivi di consenso di corto respiro invece di promuovere politiche per limitare le emissioni di CO2 del settore dei trasporti. Proprio i trasporti hanno aumentato di oltre 30% le emissioni di CO2 rispetto al 1990, di fatto allontanando il paese dagli obiettivi di Kyoto. Il non rispetto del protocollo di Kyoto introdurrà nel quinquennio 2008-2012 alti costi per il paese, ben superiori agli incrementi delle accise proposti dalla legge finanziaria.

La recente regolazione delle emissioni dei settori industriali attraverso l’Emission Trading ha evidenziato il ritardo del nostro paese nelle politiche di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2). Il piano di assegnazione di quote di emissione ai settori industriali, recentemente presentato e non ancora approvato, è stata l’unico vero strumento messo in campo dall’Italia per il rispetto degli accordi internazionali. Per non penalizzare ulteriormente il nostro paese e fare ricadere gli oneri unicamente sui settori industriali, è indispensabile anche una nuova politica fiscale sui trasporti.

Ufficio stampa www.wwf.it

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