secchiello ghiaccio

Rapporto ENEA-Federambiente sugli impianti di termovalorizzazione in Italia

Roma, 26 ottobre 2006. 52 impianti, 101 linee, con una capacità nominale pari complessivamente a 17.000 tonnellate al giorno, che nel corso del 2004 hanno trattato 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani.
È questa, in estrema sintesi, la fotografia degli impianti di termovalorizzazione attivi in Italia come esce dalle dense pagine del “Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia”, realizzato insieme da Federambiente ed ENEA e presentato oggi a Roma nella sede dell’Ente di ricerca.

L’indagine – la prima del genere in Italia, cui ne seguirà una sugli impianti di riciclaggio – analizza in dettaglio gli impianti operativi d’incenerimento che trattano rifiuti urbani, flussi da essi derivati (“frazione secca”, CDR), rifiuti sanitari e alcune categorie di rifiuti speciali.

Dal Rapporto emerge che 34 dei 52 impianti hanno una capacità di trattamento che non supera le 300 tonnellate/giorno; i rifiuti trattati sono principalmente quelli urbani (65%), seguiti dai flussi da essi derivati tramite trattamenti di tipo meccanico-biologico (21%) e, infine, dai rifiuti speciali (14%), dei quali la quota preponderante è costituita da rifiuti sanitari (anche pericolosi) e biomasse; i più diffusi sono i forni a griglia (circa l’80% delle linee installate e circa l’83% della capacità nominale), seguiti dal letto fluido (15%) e dal tamburo rotante (4 linee); quasi tutti gli impianti producono energia elettrica; 8 di questi producono anche calore per teleriscaldamento.

Quasi metà delle linee in funzione tratta i fumi “a secco”, e quasi l’80% controlla gli ossidi d’azoto tramite riduzione selettiva non catalitica in camera di combustione; il controllo dei microinquinanti organici e inorganici viene per lo più effettuato tramite adsorbimento su carboni attivi. La rilevazione di tali inquinanti viene fatta tramite campionamento periodico, mentre 4 impianti effettuano il monitoraggio in continuo del mercurio e 4 il campionamento delle diossine in continuo.

Tutti gli impianti rispettano i valori limite di legge per le emissioni in atmosfera; nel 2004 sono state prodotte circa 800.000 tonnellate di scorie, in parte recuperate e riutilizzate, e 200.000 tonnellate di residui da trattamento dei fumi, quasi tutti smaltiti in discarica.

“Questo Rapporto – afferma il presidente di Federambiente, Daniele Fortini – evidenzia che gli impianti delle imprese nostre associate sono molto efficienti e hanno un impatto ambientale minimo.

È evidente che il sistema delle imprese pubbliche d’igiene ambientale guarda concretamente, e non solo a parole, alla sostenibilità ambientale del ciclo dei rifiuti: prima di tutto prevenire, riciclare e minimizzare il ricorso alle discariche, che servono solo a nascondere il problema, un comportamento tanto più colpevole perché quei rifiuti potrebbero essere utilizzati per recuperare materia e produrre energia”.
Via Federambiente

1 Commento a “Rapporto ENEA-Federambiente sugli impianti di termovalorizzazione in Italia”

  1. Mario Collepardi scrive:

    Vorrei sapere in che modo vengono in parte riutilizzate le scorie (800.000 tonnellate nel 2004).

    Saluti Mario Collepardi

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