Greenpeace lancia l’allarme per il ritiro dei ghiacciai
A una settimana dall’inizio della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Nairobi, Greenpeace lancia l’allarme per il ritiro dei ghiacciai. L’Italia, con il 21 per cento, è al secondo posto dopo la Svizzera per estensione delle masse glaciali alpine: il ghiacciaio dei Forni, con poco meno di 13 chilometri quadri, è il più vasto ghiacciaio vallivo italiano e anche quello dove la ritirata del fronte è più evidente, 20-30 metri l’anno.
Greenpeace diffonde oggi le foto di una recente spedizione organizzata sulla Marmolada con lo scopo di testimoniare gli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai alpini. Sono state realizzate, lavorando con ramponi ai piedi su una pendenza di circa 40 gradi, due enormi scritte alte 6 metri e lunghe 30 proprio sulle pendici del ghiacciaio perenne della Marmolada, con i messaggi “SOS CLIMA” e “STOP CO2″. In altre foto si vede una coppia che prende il sole in costume alla base del ghiacciaio. Nel giro di 100 anni, il ghiacciaio si è ritirato di circa 650 metri, come conferma il Centro Valanghe di Arabba e il Comitato Glaciologico Trentino. Il ritirarsi del ghiacciaio è evidente anche da un anno con l’altro. Le cause non sono solamente le maggiori temperature estive, ma anche le ridotte nevicate invernali.
“Che il cambiamento climatico sia in atto è evidente anche dal ritardo con cui sta arrivando l’autunno, circa tre settimane secondo il Cnr. Siamo a novembre in maniche di camicia!” afferma Francesco Tedesco, responsabile clima di Greenpeace. “L’appuntamento di Nairobi deve segnare un’inversione di tendenza per imporre nuovi e più stringenti tagli alle emissioni di CO2. Non c’è tempo da perdere, se non abbandoneremo presto il carbone per scegliere la strada delle rinnovabili e dell’efficienza energetica non saremo più in grado di contrastare il riscaldamento globale“.
I dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente parlano chiaro: dal 1900 i ghiacciai alpini hanno perso in media circa il 40 per cento della loro massa, pari ad un ritiro del 30 per cento in termini di superficie.
| Ghiacciaio | Area fine anni ‘90 km2 | Ritiro del ghiacciaio mt | Periodo di osservazione |
| Adamello / Mandrone | 17,66 | 313 | 1899-2003 |
| Forni | 12,05 | 1445 | 1925-2002 |
| Grande di verra | 6,97 | 926 | 1913-2001 |
| Grandes murailles | 6,52 | 720 | 1929-2003 |
| Lares | 5,49 | 686 | 1919-2003 |
| Lys | 10,73 | 796 | 1901-2002 |
| Malavalle | 7,94 | 310 | 1923-2003 |
| Marmolada | 2,05 | 651 | 1905-2004 |
| Rutur | 8,46 | 275 | 1916-2003 |
| Tribolazione | 6,12 | 464 | 1925-2003 |
| Vallelunga / Croda | 7,86 | 1516 | 1923-1999 |
Fonte: Comitato Glaciologico Italiano, World Glacier Monitoring Service, Ricerca di Sistema - CESI, Comitato Glaciologico Trentino
“Siamo di fronte ad un evento di portata globale. Con il ritiro dei ghiacciai si sta riducendo una riserva idrica fondamentale, in caso di estati siccitose. Durante l’estate abbiamo misurato forti riduzioni di spessore dei ghiacciai, anomale in particolare nel mese di settembre” sostiene il professor Claudio Smiraglia, presidente del Comitato Glaciologico Italiano. “I ghiacciai si stanno anche frammentando in unità più piccole. Quello del Lys, in Valle d’Aosta, ha per esempio perso la connessione tra la lingua in basso ed i bacini superiori. Secondo recenti ricerche i ghiacciai alpini si ridurranno di volume del 50 per cento rispetto agli anni ‘80 entro il 2025 e la perdita entro il 2100 sarà superiore al 90 per cento”.
Via Greenpeace.org
