secchiello ghiaccio

L’Italia nella morsa del clima che cambia

Malaria, leishmaniosi, febbre del nilo: i nuovi casi italiani di malattie umane e animali gia’ debellate o finora sconosciute. In occasione della Conferenza sul clima Onu a Nairobi le conseguenze dei cambiamenti climatici in un dossier di Legambiente.

“Basta parlare di minaccia, di previsioni catastrofiche. In Italia il clima che cambia è una drammatica realtà, che già provoca danni alla salute, alla sicurezza, al benessere dei cittadini”.
 
Mentre a Nairobi la Conferenza sui mutamenti climatici entra nella fase delle decisioni politiche, Legambiente presenta tutti i dati dell’impatto non futuro, ma attualissimo, dei cambiamenti climatici sulla vita degli italiani. “Il nostro Paese – ha detto il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante, illustrando il dossier – si trova ai margini meridionali della zona temperata, per questo è uno dei più colpiti dalla rottura degli equilibri climatici. Arrivano malattie importate dall’Africa, animali e piante tropicali attaccano la nostra biodiversità, si intensificano alluvioni e siccità, compaiono le prime aree semi-desertiche.

In Europa dovremmo essere i più pronti e reattivi nello sforzo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, che sono la causa principale di questi sconvolgimenti e che derivano in larga misura dalla combustione di petrolio e gas nell’industria, nel settore residenziale, nei trasporti e in particolare nel trasporto su gomma.

Invece fino adesso siamo stati la ‘maglia nera’: dal 1990 le nostre emissioni di anidride carbonica dovrebbero ridursi del 6,5% entro il 2012, ad oggi sono cresciute di quasi il 15%. Serve una decisa conversione a U, il nostro appello al governo Prodi è di consolidare e potenziare nei prossimi mesi i positivi segni di svolta di questo inizio di legislatura.

La Finanziaria prevede risorse e incentivi per promuovere l’efficienza energetica e spingere le energie pulite come il solare e l’eolico, insieme ad altre misure come la revisione delle tasse automobilistiche che aiuta a disincentivare il trasporto su gomma: è la direzione giusta, ma bisogna accelerare o i costi sanitari, sociali, ambientali per la collettività finiranno presto fuori controllo”.

Ed ecco, punto per punto, i dati del dossier di Legambiente.

Nuove Malattie

Alluvioni e Siccità

Deserti

Specie Tropicali

A qualcuno piace caldo?

La Conferenza di Nairobi è dunque il banco di prova della strada che il governo ha intenzione di intraprendere rispetto agli impegni di riduzione delle emissioni di CO2. Per Legambiente – ha concluso Rossella Muroni della segreteria nazionale - l’Italia si deve presentare con una strategia chiara e definita per assumere un ruolo guida all’interno dell’Unione Europea. Perché il Protocollo di Kyoto non è “il problema” del settore energetico italiano ma una straordinaria opportunità per mettere in campo un profondo processo di modernizzazione e di rilancio della competitività. Il nuovo Pna deve coinvolgere il settore industriale nell’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica e nel raggiungimento dell’obiettivo di Kyoto. Il nostro Paese ha tutto l’interesse a invertire direzione di rotta, ridurre le importazioni di combustibili fossili e il deficit della bilancia commerciale, spingere l’innovazione e combattere inquinamento e desertificazione”.

Da quando il protocollo è stato firmato nel 1997, le emissioni prodotte in Italia sono considerevolmente aumentate, giungendo oramai a un clamoroso più 12,2%. Risultato: quando manca poco più di un anno al fatidico inizio della fase attuativa di Kyoto (che prende il via il 1° gennaio del 2008), l’Italia si trova a dover abbattere non più il 6,5 ma il 18,7 % dell’inquinamento prodotto nel 1990. Il settore che in assoluto continua a incidere di più sull’inquinamento da gas serra è quello dell’uso di combustibili fossili per la produzione di energia, compresi i trasporti: nel 2004 ha registrato un aumento del 13,6% nelle emissioni rispetto al 1990. Non sono da meno i vari processi industriali, il cui aumento della produzione ha portato nel 2004 a una crescita del 15% delle emissioni, con un incidenza sempre maggiore dei gas usati per la refrigenerazione e l’aria condizionata.

Via Legambiente

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