Nuove malattie portate dai mutamenti climatici
Il primo e più diretto danno sanitario prodotto dai mutamenti climatici è legato all’aumento della mortalità che si registra in occasione delle più acute ondate di calore. Nell’estate 2003, quando da luglio a settembre la temperatura ha superato di 4/5 gradi la media stagionale, in Italia si registrarono il 14,5% di decessi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Nel 1970, l’Europa dunque anche l’Italia vennero dichiarate dall’Oms aree libere dalla malaria. Negli ultimi anni si è registrata una recrudescenza di casi autoctoni, per ora sporadici, concentrati in aree che fino a pochi decenni fa erano altamente malariche. Questo ha fatto ipotizzare che una stabilizzazione degli aumenti di temperatura potrebbe determinare anche nel nostro Paese una ripresa endemica della malaria.
Sta rapidamente crescendo il numero di casi italiani di leishmaniosi viscerale umana, infezione trasmessa da piccolissimi insetti che per effetto dei mutamenti climatici prolungano i periodi di attività e colonizzano territori finora immuni. Fino al 1990 si registravano meno di 50 casi all’anno, dal 2000 i casi annuali sono più di 150. La Campania è attualmente il principale “macrofocolaio” di tutto il Sud Europa.
In gran parte d’Europa e anche in Italia, si osserva un aumento dei casi di encefalite trasmessa da zecca, malattia che colpisce il sistema nervoso centrale e la cui incidenza è molto legata a fattori climatici. Fino al 1993 nel nostro Paese erano stati descritti solo 18 casi, dal 1994 a oggi ne sono stati registrati quasi un centinaio, concentrati soprattutto in Veneto (57 casi solo nella provincia di Belluno).
Anche nel campo delle patologie animali, i mutamenti climatici stanno importando in Italia malattie tipicamente africane: come la bluetonge, infezione virale che colpisce tutti i ruminanti, presente dal 2000 in Sardegna, nel Lazio, in Toscana, in Basilicata, in Sicilia, in Calabria.
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Via Legambiente
