Wwf: 50 milioni di rifugiati ambientali entro il 2010
A Nairobi un incontro con i testimoni africani del clima.
Juma Njunge Macharia 81 anni, agricoltore, proviene da un villaggio 100 km a ovest di Nairobi, Kenya.
“Quando ero giovane la stagione delle piogge iniziava a metà aprile, ma ora si e’spostata a giugno quando solitamente finiva.Il regime delle piogge è imprevedibile e inaffidabile. A causa di questo è molto difficile pianificare ogni attività agricola.”
Nelly Damaris Chepkoskei 50 anni, agricoltore vive in un villaggio nell`ovest del Kenya.
“Qui nel distretto di Kericho di solito le piogge erano distribuite durante l`anno. Ricordo chiaramente che la mia famiglia celebrava il Natale sotto pesanti piogge, ora a Natale non piove più”.
Rajabu Mohammed Soselo 62 anni, pescatore, vive in un villaggio a 18 km a nord della capitale della Tanzania Dar Es Salaam.
“Come pescatore ho sempre avuto un occhio attento per il mare e le spiagge. Quello che ho visto succedere alla spiaggia di Kunduchi mi ha allarmato molto, praticamente non esiste più. Ora la costa è più vicina al villaggio con drammatiche conseguenze. Ad esempio una moschea e 5 abitazioni sono state portate via dal mare negli anni.”
A Nairobi, Juma Njunge Macharia, Nelly Damaris Chepkoskei, Rajabu Mohammed Soselo hanno raccontato ciascuno la propria esperienza, testimoni ‘oculari’ di piogge che scarseggiano, spiagge che scompaiono, innalzamento del livello del mare. I cambiamenti climatici hanno, in continenti come l’Africa, conseguenze sulla sopravvivenza stessa delle popolazioni costrette sempre più spesso a lasciare i villaggi e le terre di origine, a diventare rifugiati del clima. Persone che non sono più in grado di assicurare la sopravvivenza nelle proprie terre a causa di siccità, erosione del suolo e conseguente perdita di terreno coltivabile, desertificazione, deforestazione, alterazioni della disponibilità d’acqua e di cibo, aumento della mortalità a causa di malattie o epidemie provocate dalle alterazioni del clima.
“Il clima è uno dei fattori di crisi per i paesi in via di sviluppo, incide sulle disponibilità di cibo, acqua e terra - ha dichiarato Michele Candotti, segretario generale del WWF Italia - “Anche le zone umide sono a rischio e se si pensa che più di 200 milioni di persone vivono nella loro prossimità, o su quelle costiere ecco che lo scenario futuro si fa molto preoccupante. Il primo censimento completo e globale disponibile, eseguito nel 1995, ha rivelato i primi dati sui rifugiati ambientali: 25 milioni di persone. E’ stima ormai corrente che i rifugiati ambientali possano raddoppiare e raggiungere i 50 milioni entro il 2010.
Il problema dei rifugiati ambientali ha tutte le carte in regole per divenire una delle maggiori crisi mondiali dei nostri tempi. Per ora è trattato come una preoccupazione periferica o comunque confinata e circoscritta e specifici paesi e situazioni, ma i paesi industrializzati non possono isolarsi dalle situazioni di stress e disastri nei paesi in via di sviluppo.
In Kenya, ad esempio, negli ultimi 10 anni la superficie agricola altamente produttiva si è ridotta di ben un terzo ed è stata soppiantata da zone aride e semi aride. Queste ultime non riescono nemmeno più a sostenere le attività estensive di allevamento di bestiame delle popolazioni nomadi del distretti del Nord. Questo si è tradotto in un’accelerazione forzata dei processi di urbanizzazione non pianificata, non controllata. Saltano le regole di convivenza civile e di equilibrio sociale, aumenta la criminalità ed un nuovo equilibrio, basato sull’abuso, il terrore e la violenza si instaura e viene “sponsorizzato”e sostenuto dalla politica: si assiste alla progressiva lesione dei diritti umani e della democrazia rappresentativa.
Tutto ciò non solo condiziona gli equilibri interni del Paese, ma anche la capacità e la rappresentatività della classe politica. E compromette, pregiudica la capacità dello stesso di partecipare a pieno titolo e con efficacia nel consesso internazionale, facendo valere le proprie ragioni. E’ uno scenario replicabile, esportabile. E i cambiamenti climatici potrebbero essere un potente moltiplicatore.
Via Wwf.it
