secchiello ghiaccio

Intesa Euromediterranea per salvare il mare

Un grande accordo per la realizzazione di infrastrutture pulite a difesa del mare è stato sottoscritto al Cairo fra i Paesi della Ue e quelli nordafricani che si affacciano sul Mediterraneo.

L’intesa, per l’Italia firmata dal ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, è stata denominata ‘Horizon 2020′ e stabilisce un piano d’azione a breve, medio e lungo termine per arginare l’inquinamento del mare da fonti terrestri. Non che questo sia il primo accordo del genere in materia (sebbene non se ne ricordino altri con la solennità di oggi), ma la differenza rispetto al passato è che i buoni intenti sono accompagnati da una consistente dotazione finanziaria e da una maggiore consapevolezza politica europea riguardo alla necessità di ridurre l’inquinamento marino, se si pensa che saranno chiamati a sborsare quattrini anche paesi lontani dal Mediterraneo come la Germania o, peggio, la Finlandia.

Insomma, ciò che serviva alla difesa del mare nostrum e che finora era lasciato alla libera volontà degli Stati nordafricani e a forme quasi sempre inesistenti di autofinanziamento, da oggi verrà sostenuto dalle casse della Ue. La riunione di oggi, alla presenza dei ministri e dei delegati di tutti i paesi europei e nordafricani, è stata aperta dal ministro dell’ambiente egiziano Maged George, e presieduta dal commissario europeo all’ambiente Stavros Dimas.

L’argomento cooperazione ambientale è stato oggetto ieri sera di un incontro bilaterale, l’unico dell’occasione, fra l’ Italia e l’Egitto, dove il nostro paese ha in corso 7 progetti per la difesa ambientale, e la disposnibilità a realizzarne altri è stata annuniata dal ministro italiano Pecoraro.

Il ministro egiziano Maged ha ringraziato calorosamente l’Italia per l’attenzione ai problemi dell’area mediterranea e per il contributo sulle tematiche ambientali e della cooperazione. L’accordo ‘Horizon 2020′ in buona sostanza si può anche definire un maxi intervento di cooperazione ambientale ed economica dei paesi Ue nei confronti di quelli nordfafricani, destinatari di interventi di difesa ambientale sì, ma anche di creazione di posti di lavoro e di sviluppo tecnologico e industriale.

Grazie ai soldi della Ue, con il programma ‘Horizon 2020′ nei paesi del nord Africa che si affacciano sul nostro mare verranno quindi costruiti impianti di depurazione, controllati e prevenuti gli scarichi delle aziende industriali, fatte o rifatte le reti fognarie delle maggiori città costiere, verificati gli scarichi dei fiumi in mare, monitorato costantemente lo stato di salute delle acque marine.

I Paesi firmatari dovranno presentare entro l’anno prossimo i piano nazionali per avere accesso ai finanziamenti che saranno erogati soprattutto dalla banca europea degli investimenti. L’Italia e gli altri paesi dell’Unione europea metteranno a disposizione, oltre ai finanziamenti, anche il know how e le risorse umane per la realizzazione degli impianti e per la formazione del personale locale che poi dovrà gestirli.

I partner europei contribuiranno anche a sviluppare la ricerca e l’informazione ambientale nei paesi interessati. Dall’accordo euromediterraneo restano fuori due aspetti che l’Italia ha chiesto vengano affrontati prima possibile nell’ ambito della convenzione di Barcellona (organismo di cui fanno parte i soli paesi che si affacciano sul Mediterraneo): il controllo del traffico navale (con i suoi annessi e connessi in tema di lavaggio delel isterne e scarico di liquami vari) e i trasporti di rifiuti tossici, che qui al Cairo sono stati solo marginalmente affrontati, non essendo all’ordine del giorno.

Un terzo aspetto, quello della pesca sostenibile e della tutela della biodiversità è invece oggetto di un esame in sede di commissione europea che dovrebbe trasformarsi in una direttiva, anche se i tempi non sono definiti. Quanto al traffico navale e al trasporto di rifiuti tossici, il ministro italiano Pecoraro Scanio ha insistito sulla necessità di regolamentarli in modo rigoroso e vincolante per tutti i paesi mediterranei.

Via minambiente.it

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