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UE: con 80 procedure d’infrazione l’Italia ha il primato europeo

In visita in Italia la delegazione del Parlamento Ue incontra gli ambientalisti.

Per l’Italia è record: 80 procedimenti di infrazione per violazione della normativa europea in materia ambientale. Un primo posto che mette in fila la Spagna, che arriva a 59, Francia e Gran Bretagna, entrambe a 37, e la Germania che si ferma a 22. A fare la parte del leone sono le trasgressioni in materia di habitat, uccelli e caccia (22) e rifiuti (19). Seguono quelle per mancata Valutazione di Impatto Ambientale (15), per mancato rispetto delle leggi in tema di aria (11), acque (10), energia (1), direttiva Seveso (1) e Ogm (1).

E’ questa la situazione che questa mattina Legambiente insieme alle altre associazioni ambientaliste italiane ha discusso con la delegazione di parlamentari europei in un incontro all’Ufficio di Rappresentanza della Commissione in via IV Novembre a Roma.

“Un primato, il nostro, davvero vergognoso – è il commento di Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente -. E’ necessario ripristinare il rispetto delle regole come principio inderogabile. E per prime devono convincersene le istituzioni. Il ministro dell’Ambiente, con la bozza di decreto che modifica il Codice Ambientale del precedente governo, ha fatto un primo passo nella giusta direzione. Tocca anche alle Regioni fare la loro parte per riscattare il nostro Paese”.

Sul fronte della gestione dei rifiuti, l’Italia, che con la Legge Delega ha escluso dalla normativa i rottami ferrosi, i combustibili derivati dai rifiuti e altri materiali, in contrasto con le direttive UE, e non ha risolto l’annosa questione della “definizione di rifiuto” e dei certificati verdi che assimilano l’incenerimento alla produzione di energia da fonti rinnovabili, è “sotto processo” anche per numerosi casi di gestione illegale. Nel 2002 il Corpo Forestale dello Stato individuava circa 5mila discariche abusive sparse sul territorio nazionale, di cui 700 con rifiuti pericolosi che contaminano suolo, acque e aria. A queste vanno aggiunti i tanti siti scoperti negli anni successivi, così come aggiornato nell’annuale rapporto Ecomafia di Legambiente. Tra i casi all’attenzione della Commissione, la discarica di Campolungo, in provincia di Ascoli Piceno, direttamente adagiata sulle sponde del fiume Tronto, quindi in piena area di esondazione, quelle dell’ex Enichem di Manfredonia e quelle all’interno del sito industriale dell’ex Sisas di Pioltello (MI) mai bonificate. Nell’elenco non compare ancora il triangolo del napoletano ribattezzato “Terra dei fuochi”, tra i comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca dove l’ecomafia continua indisturbata a smaltire e incendiare illegalmente i rifiuti.

“Parliamo di un’area dove vivono 150mila persone – racconta Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, che oggi accompagna la delegazione UE sul posto – dove risultano 39 discariche di cui 27 con rifiuti tossici. Quasi ogni giorno si incendiano veleni di ogni tipo, le cui colonne di fumo si vedono a chilometri di distanza. L’agricoltura di questa zona è in ginocchio, in compenso la camorra continua a fare affari d’oro e la gente si ammala di tumore il 20% in più che nel resto della regione. Chiediamo da anni al Governo di avviare un’operazione straordinaria interforze di controllo e una grande azione di bonifica che un territorio così compromesso non può più aspettare”.

Altro capitolo sostanzioso è quello sulle aree tutelate dalle direttive europee, che annovera il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, il disboscamento a Santa Caterina Valfurva (SO) per i Mondiali di sci del 2005 e, ultimo arrivato, il mega villaggio turistico con annesso parco divertimenti Europaradiso in Calabria: 4 milioni di metri cubi di cemento per accogliere 60mila turisti, grosso modo gli abitanti della vicina Crotone, su cui Legambiente ha fatto ricorso alla Commissione Europea per incompatibilità con il Sic (Sito di Interesse Comunitario) e la ZPS (Zona di Protezione Speciale).

“Insomma - conclude Della Seta - un curriculum pessimo, quello sul tavolo della Commissione Europea, che garantisce all’Italia un primato di cui avremmo fatto volentieri a meno”.

Via Legambiente.it

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