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Dissalatore fotovoltaico per l’isola di Giannutri

L’isola di Giannutri avrà finalmente un dissalatore, che risolverà l’annoso problema (dal 1997) del rifornimento idrico dei suoi abitanti, finora garantito da un dispendioso servizio di bettoline per il quale la Regione Toscana spende più di 450.000 euro all’anno.

L’impianto sarà costruito nel 2007 – il collaudo è previsto per la fine di ottobre del prossimo anno – e sarà alimentato da energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Lo stabilisce l’accordo di programma sottoscritto dalla Regione, dal Comune dell’isola del Giglio e dall’Ato 6 Ombrone.

“Abbiamo messo un punto fermo – afferma l’assessore all’ambiente Artusa - per garantire un servizio essenziale alla popolazione di Giannutri senza dover ricorrere alle navi cisterna. Con la firma dell’accordo si avvia a soluzione un problema annoso, a cui era sempre più oneroso far fronte. Grazie alle avanzate soluzioni tecnologiche individuate, l’impianto di dissalazione dell’isola di Giannutri, sarà non solo ambientalmente sostenibile, ma anche economicamente vantaggioso: dotato di un dispositivo per il risparmio e recupero energetico, è infatti predisposto per essere alimentato da pannelli fotovoltaici”.

Nella divisione dei “compiti” tra i tre soggetti firmatari, la Regione garantisce il finanziamento dell’impianto per un importo pari a 600.000 euro che ha già stanziato. L’Ato 6, presieduta da Moreno Periccioli,  è responsabile della progettazione definitiva e esecutiva. Il Comune dell’isola del Giglio, in quanto ente attuatore, si occuperà di acquisire le varie autorizzazioni, di approvare il progetto e di seguire le fasi di appalto, realizzazione e collaudo anche attraverso il proprio responsabile dell’ufficio tecnico, a cui è affidata la responsabilità  dell’attuazione dell’accordo.

Il dissalatore, che sorgerà nei pressi di Cala Maestra, con relativa presa e scarico a mare, sarà in grado di soddisfare un fabbisogno di circa 100 metri cubi al giorno utilizzando il processo tecnologico dell’osmosi inversa, e di accumulare fino a 1200 metri cubi usando come “deposito” cinque cisterne romane interrate e intercomunicanti poste sotto il vincolo delle Soprintendenze ai Beni archeologici  e ai Beni architettonici e Paesaggio. Avrà un gruppo elettrogeno di circa 30 kw e un gruppo aggiunto per il recupero energetico

Via www.regione.toscana.it

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