Cautela del WWF sul piano di investimenti ambientali dell’ENEL
‘’Ogni piano industriale- spiega il Segretario del WWF Italia- va letto sotto tre angolature: il contributo alla strategia energetica nazionale, l’apporto nella sfida per contrastare i cambiamenti climatici, il contributo alla realizzazione di un mix energetico che riduca la vulnerabilità rispetto alle fonti di approvvigionamento’’.
Il contributo alla strategia energetica nazionale, l’apporto nella sfida per contrastare i cambiamenti climatici, la realizzazione di un mix energetico che riduca la vulnerabilità rispetto alle fonti di approvvigionamento. Questi in estrema sintesi sono i criteri di valutazione del WWF Italia nell’esame dei piani industriali delle società energetiche. Alla luce di questi parametri, in occasione della presentazione del piano industriali triennale dell’Enel il WWF Italia invita alla cautela e sospende il suo giudizio in attesa di poter analizzare l’intero documento.
‘’Nella comunicazione resa nota nei giorni scorsi, l’Enel si è limitata a rendere noti gli investimenti nel settore ambiente - spiega Michele Candotti, Segretario generale del WWF Italia - Questi valori, pur considerevoli, vanno confrontati con la strategia complessiva del gruppo che sta impegnando investimenti molto ingenti nella generazione a carbone che produce emissioni di CO2. L’unico indicatore in base al quale valutare la strategia complessiva di Enel è il coefficiente specifico medio di emissioni del gruppo nel lungo periodo e in relazione agli obiettivi internazionali del Protocollo di Kyoto - Riconosciamo che al suo interno si individuano due linee guida fondamentali: la ‘’protezione” del Paese soddisfacendo la crescente domanda nazionale di energia, la tutela dell’ambiente e l’attenzione per la riduzione dei gas serra e del fenomeno dei mutamenti climatici. Ma soprattutto su questo secondo aspetto si appuntano le cautele del WWF. Ovvero, ci sembra che in tutti il piano quinquennale dell’Enel non vi è traccia della riduzione della produzione di energia da combustibili fossili. La nostra cautela è quindi determinata dal fatto che le più recenti evidenze scientifiche dimostrano che qualsiasi investimento in fonti rinnovabili se non bilanciato da effettiva riduzione dell’uso di combustibili fossili non può sortire gli effetti tangibili di riduzione di gas serra. Anzi, in considerazione di una futura attivazione delle centrali a carbone di Porto Tolle e Civitavecchia, che metteranno a regime circa 24 milioni di tonnellate di CO2, il bilancio finale per la riduzione delle emissioni di gas serra, che la stima Enel per il piano ‘ambiente’ porta a circa 4 milioni di tonnellate di Co2, rischia di essere decisamente negativo”.
La sicurezza dell’approvvigionamento energetico è indiscutibilmente un fattore cruciale per la crescita del paese. Sullo scenario energetico globale pesa una richiesta d’energia in continua crescita, un previsto esaurimento delle riserve di petrolio e la presenza di variabili che generano incertezza come le oscillazioni del prezzo del petrolio e del gas e l’instabilità politica nei paesi fornitori. Ma in questo quadro manca un importante tassello di contesto: il legame tra fornitura energetica e sicurezza climatica.
Il rispetto delle convenzioni internazionali sul clima e la transizione ad un modello di sviluppo a minore intensità di carbonio dovrebbero essere il filo conduttore dei piani aziendali e di un auspicato piano energetico che l’Italia, per ora, non ha.
Come emerge dagli ultimi dati del CDIAC (Carbon Dioxide Information Analysis Center) del prestigioso Oak Ridge Natonal Laboratori nel 2005 si è registrato un ulteriore incremento delle emissioni di carbonio dai combustibili fossili del 3% rispetto al 2004. Sono pertanto emersi 7,9 miliardi di tonnellate di carbonio in atmosfera. La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ha raggiunto le 380 ppmv nel 2005, 2.2 ppmv in più rispetto al 2004 e 103 ppmv in più rispetto all’era preindustriale. L’Italia è al 10mo posto tra gli emettitori di carbonio al mondo con 132 milioni di tonnellate metriche di carbonio equivalente. (Viene dopo USA, Cina, Russia, Giappone, India, Germania, Canada, Regno Unito e Corea del Sud). Gli ultimi dati sull’Italia forniti ieri dall’APAT hanno denunciato per il nostro paese un aumento della temperatura negli ultimi 45 anni (circa 1° C) è stato superiore alla media globale e nello stesso periodo il numero medio di notti tropicali è aumentato di circa il 50% mentre il numero medio di giorni estivi del 14%.
Il WWF ribadisce che sia le infrastrutture tradizionali che i meccanismi innovativi devono convergere nel risultato di soddisfare l’obiettivo di Kyoto al 2008-2012 e porsi un obiettivo di lungo periodo ancor più ambizioso.
Quindi per il WWF qualunque investimento in ‘energia sicura’ non può prescindere dal rispetto di 5 regole:
1) Ridurre le emissioni di carbonio in termini di coefficiente medio di emissione nel lungo periodo e contribuire a frenare i mutamenti climatici
2) Dare priorità all’efficienza energetica per giungere ad una diminuzione della domanda energetica del paese
3) Evitare di contare su catene di fornitura che richiedono infrastrutture di lunga percorrenza lunghe e con alti livelli di vulnerabilità, incluse approvvigionamenti di biomasse insostenibili provenienti da paesi in via di sviluppo
4) Rifornirsi da molte fonti differenziate
5) Basarsi su accordi equi che non abbiano ricadute negative dal punto di vista sociale, politico ed economico.
Rispetto alle rinnovabili e segnatamente al ricorso all’energia eolica questa iniziativa sarà apprezzabile nel momento in cui si accompagnerà ad un piano di allocazione degli impianti nell’ambito di Linee Guida e regole molto chiare , altrimenti il rischio è di vedere arenarsi il progetto fin dal suo nascere in una moltitudine di contenziosi locali quanto alla biomassa il piano sarà valutato in termini di bilancio complessivo della Co2, con particolare riferimento alle importazioni.
Ufficio stampa WWF Italia
